Obbligazioni 2024 e rendimenti: conviene investire in BOT, BTP e CCT?

Le migliori obbligazioni del 2024 e i relativi rendimenti di BTP, BOT e CCT, per capire se investire in bot conviene o meno e molte altri dubbi da chiarire. In passato riuscivano ad attirare un gran numero di risparmiatori, per via delle loro rendite consistenti, mentre oggi non riescono a garantire i rendimenti del passato: stiamo parlando delle obbligazioni, categoria alla quale appartengono i BOT, i BTP e i CCT. Analizziamo qui di seguito questi prodotti, valutandone la convenienza.

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In ambito finanziario si sente spesso parlare di “bond”, termine inglese con il quale si indicano le obbligazioni. Si tratta di un certificato di indebitamento emesso da una società o da un istituto al fine di poter finanziare le proprie spese, che per quel che riguarda uno stato corrispondono ai costi derivati dai servizi forniti ai cittadini.

Le migliori obbligazioni 2024: il punto su BOT, BTP e CCT

Chi compra bond fornisce liquidità all’emittente, che garantisce la restituzione del capitale aggiungendone gli interessi. Al fine di comprendere il funzionamento di questa forma di investimento, si deve prestare attenzione a tre fattori principali. Il primo consiste nella scadenza dell’obbligazione, che può essere a breve termine, come nei BOT (i Buoni Ordinari del Tesoro), che possono essere trimestrali, semestrali o annuali, o a lungo termine, come nel caso dei Titoli di Stato settennali o dei BTP, i Buoni del Tesoro Poliennale, la cui durata è superiore ai 12 mesi. I tassi di questi ultimi tendono ad essere superiori rispetto ai bond a breve scadenza, che però hanno il vantaggio di essere meno rischiosi. L’unico modo di liberarsi da un’obbligazione a lungo termine consiste infatti nel rivenderla sul mercato dei bond, a volte accettando prezzi inferiori a quelli del suo acquisto.

Il secondo punto riguarda il fattore di rischio: gli stati, come ogni debitore, possiedono una sorta di “reputazione” grazie alla quale possono assicurare la restituzione  delle somme ricevute dai creditori. Quando questo non avviene, si usano le espressioni di “default” e “junk bonds”, tristemente salite alla cronaca nel recente caso della Grecia. Di norma, quando il rischio di andare incontro all’insolvenza sale, aumenta proporzionalmente il tasso d’interesse promesso, al fine di attirare maggiori investitori, che però si dovranno accollare dei notevoli rischi.

Infine, il terzo aspetto da considerare è dato dalla tassazione delle obbligazioni, che varia a seconda del regime fiscale imposto dai diversi paesi e rende un investimento più o meno conveniente.

Un investitore privato non può accedere direttamente al mercato dei bond, ma può farlo tramite gli intermediari finanziari, che acquistano le obbligazioni nel MOT (il mercato di riferimento) durante le aste organizzate periodicamente dallo Stato.

Investire in obbligazioni nel 2024 conviene? Ecco i rendimenti

Nel 1983 i BOT emessi dallo Stato garantivano un rendimento annuo lordo che sfiorava il 18%. Non ci si deve stupire quindi della popolarità delle obbligazioni nel corso degli anni ’80, anche se occorre ricordare che in quel periodo il tasso d’inflazione era piuttosto elevato e ben lontano dal livello attuale. Nonostante questo, erano numerosi i risparmiatori italiani che sceglievano questa soluzione d’investimento e la collocavano in cima al loro portafoglio. Dalla metà degli anni ’90 il loro tasso di resa è però sceso bruscamente sotto il 10%, fino a toccare un modesto 1% nel 2009 e arrivare addirittura a percentuali vicine allo zero negli ultimi mesi. Il rendimento dei Titoli di Stato e delle obbligazioni a lungo termine non si distanzia da questi valori, a causa della politica della Banca Centrale Europea, che si è vista costretta a ridurre drasticamente il costo del denaro per porre fine agli effetti del fenomeno della deflazione in Europa.

Investire in bond in questo periodo non consentirà di accumulare rendimenti interessanti, sia nel breve che nel lungo termine, per cui si consiglia di utilizzare i BOT come parcheggio temporaneo in attesa della comparsa nel mercato finanziario di prodotti più remunerativi, mentre chi volesse optare per CCT e BTP dovrebbe riflettere circa i vincoli e le prospettive di guadagno totale nel lungo termine, che comunque non si prospettano al momento particolarmente vantaggiosi.