Tassa di Successione 2020: costi, aliquote, chi deve pagare e quando

Se avete ricevuto un’eredità e vi state domandando in cosa consiste la tassa di successione e sopratutto se vi riguarda considerando le novità introdotte in merito, continuate a leggerci. Infatti, cercheremo in questo articolo di spiegarvi in maniera molto semplice, in cosa consiste questa imposta, che tipo di costi sono previsti e chi deve pagare in relazione al tipo di lascito avuto. Vedremo quindi quale sono le aliquote previste per chi è interessato da questa tassa e quando soprattutto si deve pagare per non incorrere in sanzioni.

La tassa di successione, che cosa è e chi ne sono i destinatari

Ricordiamo prima di tutto che la tassa di successione è un’imposta dovuta dagli eredi sul patrimonio loro lasciato dal defunto, a prescindere dal grado di parentela che lega le persone. Si è parlato molto di questa tassa durante gli anni di governo Berlusconi, che nel 2001 l’aveva abolita. L’imposta fu poi ripristinata nel 2006 dal governo Prodi ed è stata poi modificata l’ultima volta nel 2014. Nel 2015 si era parlato di nuovo di aumentare le aliquote, inserendo il punto nella legge di stabilità, ma ad oggi tali modifiche non sono ancora state rese effettive, per cui non dobbiamo aspettarci aumenti per il 2020.

Il decreto semplificazione del 2014 aveva comunque inserito notevoli novità in merito, rendendo non obbligatoria la dichiarazione di successione nel caso di un patrimonio ereditato inferiore ai 100 mila euro e non comprendente beni immobili o diritti immobiliari. Coloro che devono pagare tale tassa sono: coniuge, figli e parenti stretti, fratelli o sorelle, altri parenti fino al 4° grado se affini in linea retta, fino al 3° grado se affini in linea correlata, conviventi.

Aliquote Tassa di Successione 2020 e le franchigie previste

La tassa di successione colpisce il patrimonio del defunto che si è avuto in eredità, considerando la differenza tra attivo e passivo (ovvero eventuali debiti ancora in essere). Rientrano tra i beni da tassare gli immobili di qualunque tipo come fabbricati e terreni, i beni mobili (tra i quali ricordiamo barche, conti corrente, gioielli, denaro, investimenti), eventuali aziende e partecipazione di società escluse le aziende familiari, le partecipazioni sociali. Sono non soggetti alla tassa di successione i titoli di Stato, i titoli di debito pubblico, il TFR, i veicoli iscritti al PRA.

Le aliquote previste variano a seconda del grado parentela, così come le franchigie si differenziano per la stessa ragione. Per cui il coniuge e i figli devono un 4% del patrimonio ereditato con una franchigia pari a 1 milione di euro. La tassa viene quindi pagata solo se il patrimonio supera tale cifra e per la cifra eccedente. Per i fratelli e le sorelle si parla di un’aliquota pari al 6% con un franchigia di 100 mila euro, gli altri parenti come nipoti, zii o cugini devono un 6% senza alcuna franchigia. Nel caso in cui ci siano dei conviventi anche questi sono tenuti al pagamento della tassa nella misura dell’8% senza franchigia. Eventuali eredi che siano disabili possono contare su una franchigia più alta, pari a 1,5 milioni di euro.

Quali sono i costi effettivi della tassa e quando pagare

I costi effettivi da pagare dipendono quindi dal grado di parentela col defunto e dal patrimonio ereditato. Sulla base di queste caratteristiche è possibile calcolare quanto dovuto nel caso si debba pagare. Le franchigie permettono, infatti, spesso di non dover pagare nulla e vanno incontro alle esigenze dei parenti più prossimi. Nel caso in cui valutato il patrimonio del defunto si debba pagare la tassa è necessario presentare la dichiarazione di successione entro un anno dalla morte. La tassa deve invece essere pagata all’Agenzia delle Entrate compilando un modello F24, o meglio fino a fine anno è possibile utilizzare anche il modello F23. Dal 1° gennaio 2020 diventa invece obbligatorio l’utilizzo del modello F24.