Split Payment 2019: cos’è, significato, elenco professionisti, come funziona con IVA, con o senza fattura elettronica

Nell’era tecnologica sono molte le nuove funzionalità a disposizione degli utenti che necessitano di essere approfondite per poter essere utilizzate al meglio. Dal 2015 è in uso, per esempio, lo Split Payment, una procedura per cui è il cliente a contribuire all’IVA invece del fornitore. Un altro modo di chiamare la procedura è scissione dei pagamenti, denominazione che lascia meglio intendere la presenza di una forma di liquidazione IVA che regola in maniera diversa il rapporto tra aziende e professionisti e la Pubblica Amministrazione. Quest’ultima versa direttamente l’IVA normalmente addebitata in fattura al cliente nelle casse dell’Erario e la fattura Split Payment dovrà essere una fattura elettronica in modo tale da evitare l’evasione fiscale. Un quadro così generale non basta per conoscere approfonditamente la procedura protagonista del nostro articolo. Scopriamo, dunque, nel dettaglio cos’è lo Split Payment 2019, qual è il significato, come funzione con IVA e con la fattura elettronica per poi conoscere l’elenco dei professionisti soggetti all’applicazione della scissione dei pagamenti.

Cos’è lo Split Payment: significato della scissione dei pagamenti e come funziona con l’IVA

Per capire il significato dello Split Payment occorre far riferimento all’articolo 1 della Legge di Stabilità 2015. Tale articolo prevede che le Pubbliche Amministrazioni che acquistano beni e servizi non essendo soggetti passivi d’IVA debbano versare direttamente all’Erario l’imposta dovuta sul valore aggiunto addebitata nella fattura dai fornitori. Le PA, dunque, liquidano l’IVA sugli acquisti che vengono effettuati senza rivolgersi ai fornitori. Lo scopo dell’applicazione di questa misura è quello di evitare evasioni fiscali e frodi nei confronti dell’IVA. Se inizialmente la nuova procedura di scissione dei pagamenti coinvolgeva solo le imprese private e la PA, nel 2017 il rapporto sottoposto a Split Payment è stato anche quello tra i professionisti soggetti a ritenuta d’acconto e la Pubblica Amministrazione per poi cambiare nuovamente nel 2018 (argomento che approfondiremo nel prossimo paragrafo). Sempre nello stesso anno, la scissione dei pagamenti è stata prolungata fino al 2020 ed è stata estesa anche l’applicazione alle operazioni che vengono effettuate verso le pubbliche amministrazioni incluse nel conto economico consolidato, le società controllate da pubbliche amministrazioni locali e centrali e verso le società quotate incluse nell’indice Ftse Mib.

Nella definizione dello Split Payment risulta chiaro come i rapporti gestiti non siano assolutamente quelli tra privati e le regole che lo disciplinano valgono solamente nei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Possiamo porre come esempio per chiarire ulteriormente il significato della scissione dei pagamenti una ipotetica vendita da parte di una ditta al Comune di una città. Seguendo una normale procedura prima dello Split Payment la ditta avrebbe dovuto indicare l’IVA nella fattura, il Comune avrebbe dovuto pagare tutto il prezzo compreso d’IVA e poi la ditta avrebbe versato il corrispettivo dell’IVA allo Stato. Dopo la Legge di Stabilità 2015, invece, essendo una fatturazione alla Pubblica Amministrazione, la PA non deve pagare l’IVA alla ditta ma corrisponderla direttamente all’Erario.

Parlando di IVA e del significato di Split Payment occorre necessariamente affiancare la conoscenza di un altra dicitura, quella di Reverse Change. E’ importante sapere, infatti, che se un’impresa fattura alla Pubblica Amministrazione uno dei servizi tra pulizia di ambienti, installazione apparecchiature, demolizione costruzioni e opere o ultimazione di immobile comprati non nell’ambito dell’attività istituzionale ma nell’ambito dell’attività commerciale, l’impresa non dovrà inserire l’IVA nella fattura. Sarà la PA a dover integrare personalmente l’IVA dovuta nella fattura per versarla all’Erario. Tale procedura è definita Reverse Change e prevede l’inserimento nella fattura da parte dell’impresa della dicitura “operazione non soggetta ad addebito di IVA”. E’ possibile che in alcuni casi si debba applicare sia lo Split Payment che il Reverse Change creando un’ulteriore scissione dei pagamenti.

Poniamo, per esempio, che il Comune sia in possesso di un locale di 100 mq di cui il 35% è dedicato all’attività commerciale e il 65% all’attività istituzionale. Qualora il costo della pulizia risultasse essere di 1.000,00 euro, tale cifra dovrebbe essere fatturata applicando una divisione. La somma relativa all’ambito dell’attività commerciale, 350,00 euro, è considerata in reverse change e non prevede l’inserimento dell’IVA in fattura. La cifra spettante per l’ambito istituzionale, pari a 650,00 euro, prevede, invece, l’applicazione dello Split Payment. La fattura dell’impresa di pulizia, dunque, dovrà contenere due importi con due differenti diciture in base all’assenza o alla presenza del pagamento dell’IVA anche se con la scissione dei pagamenti il ricevente non la incassa dato che la Pubblica Amministrazione (nell’esempio riportato il Comune) la corrisponderà direttamente all’Erario.

Occorre prestare molta attenzione alla presenza dello Split Payment 2019 dato che la mancata indicazione all’interno della fattura comporterà il pagamento di una sanzione dall’importo compreso tra i mille e gli 8 mila euro. In seguito alla mancanza di immissione della corretta dicitura, poi, l’azienda dovrà rilasciare una nota di variazione dell’IVA e, qualora le fatture con l’errore siano più di una basterà indicare una sola nota di variazione affiancata da tutti i numeri delle fatture che presentano l’omissione. Infine, la nota dovrà essere inviata alla Pubblica Amministrazione che provvederà a pagare l’IVA al fisco nella corretta maniera. Solitamente il ritardo o la mancanza di versamento dell’IVA comporterà una multa pari al 30% dell’importo che non è stato versato.

Elenco aziende e professionisti per cui è in vigore lo Split Payment 2019

Negli anni il numero di organi e di enti per cui è obbligatorio applicare la procedura di scissione dei pagamenti è variato. Attualmente, devono applicare lo Split Payment lo Stato, gli Organi statali dotati di personalità giuridica, gli enti pubblici territoriali e dei consorzi costituiti, le Camere di Commercio, gli Istituti Universitari, le ASL e gli enti ospedalieri, gli enti di ricovero e di cura pubblici con carattere scientifico, gli enti pubblici di assistenza e beneficenza, gli enti di previdenza e i consorzi costituiti, tutte le amministrazioni, gli enti i i soggetti inclusi nel conto consolidato della Pubblica Amministrazione, le società controllate direttamente o indirettamente dalla Stato, di diritto e di fatto, le società controllate di diritto direttamente dagli enti pubblici territoriali e le società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa Italiana.

Discorso a parte, come accennato in precedenza, deve essere affrontato per i professionisti. Nel 2017 attraverso un decreto è stato inserito l’obbligo della scissione dei pagamenti anche per questa categoria di lavoratori ma l’anno successivo un nuovo decreto, il Decreto Dignità, ha abolito l’obbligo. Psicologi, geometri, avvocati e altri liberi professionisti che all’interno delle fatture inseriscono la ritenuta d’acconto sono esonerati della scissione dei pagamenti. La fattura verso la Pubblica Amministrazione, dunque, sarà esattamente la stessa che si invierà agli altri clienti. Includerà l’IVA che la PA pagherà al professionista che poi la verserà allo Stato. Il decreto che ha abolito l’obbligo di Split Payment per i professionisti ha attuato altri cambiamenti come l’inserimento della possibilità di rilasciare un documento che attesti i soggetti per i quali è stato applicata la scissione a fronte di una richiesta da parte dei cedenti o prestatori, committenti o cessionari e della previsione di un possibile rimborso anticipato che possa aiutare le imprese che saranno a credito in seguito alle disposizioni emesse.

Un nuovo aggiornamento nel 2018 ha ampliato la platea dei soggetti obbligati allo Split Payment. Alla lista sono stati aggiunte le società controllate di fatto dalla presidenza del Consiglio dei Ministri e dai ministeri, gli enti o le società controllate dalle amministrazioni centrali, gli enti o società controllate dalle amministrazioni locali e gli enti, fondazioni e società partecipate dalle amministrazioni pubbliche che presentano una percentuale complessiva del capitale superiore al 70%.

A conclusione del nostro articolo approfondiremo la questione legata al tipo di fattura da utilizzare per la scissione dei pagamenti nel 2019. Dal 1° gennaio 2019 è entrato in vigore l’obbligo di effettuare fatturazione elettronica attraverso il Sistema di Interscambio per la ricezione e trasmissione delle fatture elettroniche nel momento in cui si cedono beni e prestazioni di servizi a meno che non si faccia parte del regime forfettario agevolato o che applicano ancora il regime fiscale di vantaggio. Per rispettare tali direttive è consigliabile emettere una fattura elettronica anche qualora si debba applicare la scissione dei pagamenti dato che la procedura è semplice tanto quanto quella per la compilazione della fattura cartacea. In quest’ultimo caso occorrerà aggiungere la dicitura “Operazione soggetta a split payment – il cedente non incassa l’IVA ai sensi dell’ex art. 17 -ter del DPR 633/1972, l’acquirente è obbligato al versamento all’Agenzia delle Entrate” insieme ai soliti dati, cliente, azienda emittente, importi, aliquota IVA. Durante la compilazione della fatturazione elettronica, invece, per indicare la scissione dei pagamenti basterà inserire la lettera “S” nel campo “esigibilità IVA”. Per visionare alcuni esempi di fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione consigliamo di accedere al sito www.fatturapa.gov.it e cliccare sui modelli pronti.

In fase di registrazione della fattura, l’IVA potrà essere annotata nel registro IVA delle vendite ma non calcolata nel momento della liquidazione periodica. Lo storno IVA potrà essere effettuato in un secondo momento.