Pensioni Lavoratori Precoci News 2019: notizie ultima ora su pensione anticipata quota 41 anni

Metteremo sotto la lente di ingrandimento le pensioni dei lavoratori precoci, annotando le ultime notizie del 2019 sulla pensione anticipata quota 41. Per lavoratori precoci si intende quella categoria di persone che ha iniziato a lavorare prima della maggiore età e, di conseguenza, che ha potuto raggiungere la pensione con 40 anni di contributi e un’età anagrafica inferiore a 60 anni. Questo prima della Riforma Fornero del 2012, quando sono stati aboliti sia la pensione di anzianità che i privilegi per la categoria dei lavoratori precoci. Dopo anni passati tra discussioni e lotte sindacali, siamo giunti nel 2019 a quello che sembra un “contentino” per i lavoratori precoci e che viene denominato Quota 41. Parliamo della possibilità di raggiungere la pensione con 41 anni di contributi se si soddisfano specifici requisiti. Approfondiamo la questione e scopriamo le ultime news sull’argomento che tocca molti italiani.

News 2019 sulle Pensioni dei Lavoratori Precoci: Quota 41 e requisiti

Essere entrati nel mondo del lavoro prima della maggiore età comporta dei vantaggi riguardanti la pensione, guadagnati con fatica e attraverso rivendicazioni e continue richieste. La Legge Fornero, infatti, aveva stabilito che i contributi minimi per raggiungere la pensione dovevano essere di 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Un malcontento generale si è cominciato ad esprimere attraverso i sindacati e la loro rivendicazione di un abbassamento del limite. Una svolta nelle discussioni si è avuta nel 2017, con l’accettazione di un intervento volto a favorire i lavoratori precoci con disagi economici e lavorativi, detto quota 41.

Possono accedere alla pensione i lavoratori in possesso di 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica, che hanno lavorato prima dei 19 anni per un periodo minimo di 12 mesi, anche non continuativi, ma in modo effettivo e che rientrano nel sistema misto risultando in possesso di anzianità contributiva prima del 31 dicembre 1995. Il sistema misto sfrutta sia il sistema retributivo che il sistema contributivo. Il primo basa il calcolo della pensione sulla media delle retribuzioni negli anni lavorativi tenendo conto del reddito pensionabile, dell’anzianità contributiva e l’aliquota di rendimento. Il secondo sistema, invece, tiene conto nel calcolo della pensione la retribuzione annua, l’aliquota di computo, il montante individuale e uno specifico coefficiente di trasformazione.

Come accennato in precedenza, l’agevolazione della quota 41 è valida solo per determinate categorie di lavoratori precoci, lavoratori e lavoratrici dipendenti del settore privato e pubblico e iscritti presso le gestioni speciali dei lavoratori autonomi, corrispondenti a cinque differenti profili.

  • Soggetti in stato di disoccupazione a causa della cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, delle dimissioni per giusta causa o della risoluzione consensuale che hanno terminato integralmente la prestazione per la disoccupazione da minimo tre mesi.
  • Soggetti che assistono nel momento della richiesta e da minimo sei mesi il coniuge oppure un parente di primo grado convivente che presenta un handicap grave o un parente di secondo grado convivente se il coniuge o i genitori della persona con handicap risultano con età superiore ai 70 anni e affetti anche loro da patologie gravi, invalidanti o siano deceduti o assenti.
  • Soggetti con riduzione della capacità lavorativa superiore o pari al 74%, attestata dalle commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile.
  • Soggetti lavoratori dipendenti che svolgono attività gravose da minimo 7 anni negli ultimi 10 anni oppure da minimo 6 anni negli ultimi 7 prima del pensionamento. Rientrano in questa categoria gli operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici, i conciatori di pelli, i conduttori di mezzi pesanti, i lavoratori in professioni infermieristiche e ostetriche ospedaliere, i professori di scuola pre-primaria, gli operatori ecologici, i lavoratori marittimi e gli operai degli impianti siderurgici.
  • Soggetti con lavori usuranti e notturni come i palombari, chi lavora ad alte temperature, in cassoni ad aria compressa e in spazi compressi.

I lavoratori precoci appartenenti ai profili segnalati possono andare in pensione approfittando della quota 41, con 41 anni di contributi e un vantaggio di 10 mesi per le donne e un anno e 10 mesi per gli uomini, senza subire detrazioni sulla pensione. Occorre, però, tener conto degli adeguamenti in base alla speranza di vita che verranno applicati nel 2019. Trend positivi sull’innalzamento continuo della speranza di vita si ripercuotono sfavorevolmente sul sistema pensionistico. Si dovranno erogare pensioni per periodi sempre più lunghi, per questo motivo dal 2013 sono previsti adeguamenti dei requisiti per l’accesso alla pensione in base alla speranza di vita.

Nel 2019 è previsto un intervento normativo che comporterà cambiamenti per il lavoratori precoci in specifiche condizioni meritevoli di tutela, sia uomini che donne. Il biennio 2019-2020, infatti, prevede la possibilità di andare in pensione per il lavoratori precoci con 41 anni e 5 mesi di contributi che aumenteranno a 41 anni e 8 mesi nel biennio 2021-2022, a 41 anni e 10 mesi negli anni 2023-2024, a 42 anni e 2 mesi nel 2025-2026 e così via. Naturalmente, in parallelo aumenteranno gli anni di contributi anche per i lavoratori dipendenti e autonomi non rientranti nelle categorie dei lavoratori precoci prima elencate.

Attualmente, la tavola che rappresenta gli adeguamenti in base alla speranza di vita ipotizza la necessità di presentare 44 anni e 5 mesi di contributi per andare in pensione nel biennio 2049-2050. E’ facilmente reperibile online e mostra i contributi necessari anno dopo anno per uscire dal mondo del lavoro.

Notizie dell’ultima ora sulle pensioni anticipate: si arriverà a breve ad una svolta?

Le news riportate finora potrebbero non esaurirsi nella quota 41 ma modificarsi trasformandosi attraverso nuovi adeguamenti che il governo apporterà forse entro il mese in corso. E’ prevista, infatti, una valutazione di due misure che andrebbero ad intaccare le pensioni anticipate, quota 100 con paletti e quota 42, con un incremento degli anni di contributi rispetto alla quota 41. Le misure incontrano perplessità e una non totale soddisfazione per i lavoratori, soprattutto per i precoci. Nell’affiancamento della quota 100 e della quota 42 occorrerebbe considerare i paletti precedentemente accennati posti nella prima misura. Parliamo del limite di età di 64 anni e 36 anni di contributi versati, il ricalcolo probabile dell’assegno pensionistico con il sistema contributivo, il divieto di lavorare e sommare altri redditi alla pensione e il raggiungimento del montante con l’utilizzo al massimo di 2 anni di contributi figurativi.

Altra ipotesi riportata nelle ultime news riguarda la possibilità di una doppia uscita dal mondo del lavoro separando quota 100 e quota 42, senza affiancare le misure. Significherebbe andare in pensione con 42 anni di contributi senza tener conto dell’età anagrafica oppure dai 64 anni (e 36 di contributi) con quota 100.

La quota 100 senza paletti non è, invece, supponibile. Un semplice calcolo, infatti, arriverebbe a stimare l’esigenza di spendere 14 miliardi all’anno per sostenere il sistema pensionistico, che arriverebbero a 21 miliardi nel 2028. Cifre esagerate e che non lasciano intravedere una reale realizzazione della quota 100 se non applicando i paletti mostrati. Dubbi e perplessità nascono anche in relazione ad una nuova proposta di legge avanzata da poco riguardante i tagli sulle pensioni al di sopra dei 4 mila euro che andrebbero a coinvolgere non tutte le pensioni d’oro, ma solamente quelle di chi è andato in pensione prima dei 65 anni. Le somme così ottenute servirebbero per aumentare le pensioni minime fino a 780 euro al mese.

Occorrerà attendere per scoprire cosa ci riserverà il nuovo governo e come penserà di gestire le pensioni anticipate. I lavoratori precoci continueranno ad avere un’uscita agevolata o dovranno adeguarsi alle possibilità degli altri lavoratori? Per il momento, i precoci appartenenti alle categorie con condizioni meritevoli di tutela possono approfittare della quota 41 ed ottenere l’ambito pensionamento. Scopriamo come procedere per l’inoltro della domanda e per la verifica dei requisiti.

Come presentare domanda per pensione anticipata lavoratori precoci

Abbiamo scoperto i diversi requisiti necessari ai lavoratori precoci per andare in pensione anticipatamente con 41 anni di contributi. Ora è il momento di capire come presentare la domanda per vedere riconosciuti i requisiti e aver diritto al trattamento. L’inoltro deve avvenire in momenti differenti in base al momento della maturazione dei requisiti. Maturando le prerogative entro il 31 dicembre 2019 si sarebbe dovuta presentare la domanda entro il 1° marzo 2019 per sperare di veder accettate le condizioni di accesso al beneficio.

Se i requisiti verranno maturati entro il 31 dicembre 2019 occorrerà considerare l’aumento a 41 anni e 5 mesi di contributi e la domanda dovrà essere inoltrata entro il 1° marzo 2019 mentre maturando i requisiti il 31 dicembre 2020 occorrerà fare domanda di certificazione entro il 1° marzo 2020. Nessuna scadenza è prevista per la pensione anticipata dei lavoratori precari, condizione necessaria rimane la presentazione della richiesta entro il 1° marzo dell’anno in cui si raggiungeranno gli anni di contributi, considerando gli adeguamenti alla speranza di vita. Rispettare la data segnalata (1° marzo) significa avere accesso sicuro, in caso di soddisfazione dei requisiti, alle risorse finanziarie previste per il pensionamento dei lavoratori precoci. La domanda potrà essere inoltrata fino al 30 novembre di ogni anno, ma le possibilità di rientrare nel piano finanziario diminuirebbero.

Alla certificazione dei requisiti da parte dell’Inps dovrà seguire l’inoltro della vera domanda di pensionamento anticipato per i lavoratori precoci.