Minusvalenza: significato, calcolo compensazione per 730, BTP, fondi ETF e azioni

Il termine “minusvalenza” si ritrova in ambito finanziario per indicare le perdite realizzate in seguito ad un investimento di compravendita sui mercati. Tali perdite si verificano nel momento in cui si decidere di vendere in perdita, quando il controvalore che deriva dalla vendita di uno strumento finanziario è inferiore rispetto all’acquisto. In caso contrario, vendendo un titolo in guadagno si pagheranno le tasse sulla plusvalenza, pari al 26%. Le minusvalenze, invece, prevedono un credito fiscale utilizzabile entro quattro anni dall’operazione. Credito che andrà sottratto da eventuali future plusvalenze. Trascorsi i 4 anni, l’investitore perderà l’interessante beneficio. Nel nostro articolo approfondiremo il significato delle minusvalenze per poi capire come procedere con il calcolo della compensazione fondamentale per il recupero del credito per il 730 dei BTP, dei fondi ETF e delle azioni in proprio possesso.

Significato del termine Minusvalenza e rapporto con BTP, fondi ETF e azioni

Le minusvalenze si collocano in una posizione contraria rispetto alle plusvalenze. Quest’ultime, nel momento in cui si chiude un’operazione finanziaria di compravendita con un guadagno prevedono il pagamento di una tassa con aliquota fissata al 26% mentre le minusvalenze si verificano qualora l’investitore chiuda un’operazione in perdita dato che il prezzo di acquisto è risultato più elevato rispetto al prezzo di vendita. La perdita sarà bilanciata dalla minusvalenza, un credito recuperabile dall’investitore entro i quattro anni successivi alla conclusione dell’operazione. Le minusvalenze generate nel 2019, per esempio, si potranno recuperare entro il 1 dicembre 2024. Il trader potrà richiedere la compensazione tra le plusvalenze e le minusvalenze realizzate ma solo per specifici strumenti finanziari. Il Fisco italiano, infatti, crea una distinzione tra redditi di capitale e redditi diversi fondamentale per identificare gli strumenti finanziari inseribili nella richiesta di compensazione da quelli non accettati. Tutti gli strumenti in questione producono minusvalenze ma solo quelli che rientrano tra i redditi diversi realizzano minusvalenze compensabili.

I redditi di capitale vengono generati dagli ETF, dai Fondi Comuni di Investimento, dalle cedole delle obbligazioni e dai dividendi delle azioni (non si possono compensare minusvalenze). I redditi diversi vengono generati dalle azioni, dalle obbligazioni, dagli Etc, dai Certificates e dai derivati (permettono il recupero delle minusvalenze). Per quanto riguarda i BTP, i Titoli di Stato possono generare due diversi rendimenti. Uno derivante dal flusso cedolare e uno dato dalla differenza tra valore di acquisto e valore di vendita. Il secondo rendimento non c’è se si acquista in collocamento e si vende alla scadenza. Il rendimento cedolare si può inserire tra i redditi di capitale (non compensabile con perdite pregresse) mentre il rendimento per la compravendita si inserisce nei redditi diversi (compensabile perché deriva da capital gain).

Per ricostruire la propria posizione fiscale sarà necessario ricorrere alla Banca presso cui sono depositati gli investimenti. L’istituto possiede un documento completo di un elenco, in ordine di valuta di regolamento, di tutte le operazioni effettuate dal cliente in strumenti finanziari riconducibili proprio allo stesso soggetto fiscale. L’elenco, dunque, includerà sia le operazioni che hanno generato plusvalenze sia quelle che hanno realizzato minusvalenze. La banca, poi, applicherà l’imposta sulle plusvalenze e terrà in memoria le minusvalenze agendo come un sostituto d’imposta. Così, le plusvalenze realizzate potranno essere utilizzate per compensare successivamente le minusvalenze appartenenti alla categoria “redditi diversi”. La compensazione di una minusvalenza attraverso successivi redditi positivi corrisponde al nome di capital gain. I capital gain prevedono la deducibilità degli oneri dalla base imponibile e due diversi regimi per la modalità di assolvimento dell’obbligo tributario, nella dichiarazione dei redditi in maniera autonoma o attraverso un intermediario finanziario.

Occorre specificare che la compensazione fiscale sarà possibile solamente se saranno realizzate plusvalenze della stessa tipologia delle minusvalenza realizzate in precedenza. L’investitore andato in perdita con la vendita di un’azione potrà compensare il credito generato solamente se in seguito si venderà un’azione in utile procedendo con il pagamento di eventuali differenze di imposta qualora la plusvalenza risultasse maggiore della minusvalenza o, in caso contrario, conservando una parte del credito di imposta.

Il recupero di minusvalenze, dunque, prevede un’ulteriori investimenti per poter compensare il credito ma non è sempre così semplice dato che dietro ogni investimento si trova una possibilità di rischio di perdita del capitale importante per cui si potrebbero realizzare molte minusvalenze a fronte di poche plusvalenze. Un’altra precisazione da fare riguarda la possibilità di compensare le minusvalenze generate da Fondi Comuni di Investimento e da exchange- traded fund (ETF).  Non è possibile procedere alla compensazione acquistando altri fondi comuni o ETF ma è possibile recuperare le minusvalenze acquistando e vendendo in utile azioni, obbligazioni e certificates oppure acquistando i fondi all’interno di una polizza unit linked grazie alla quale sarà possibile per l’investitore dedurre direttamente ed automaticamente minusvalenze e plusvalenze e procedere con il pagamento delle tasse in base all’effettivo guadagno dovuto alla polizza e non per ogni singola operazione. Il costo di una polizza unit linked, però, non è basso e c’è da chiedersi se valga la pena procedere all’acquisto in termini di convenienza.

La minusvalenza racchiude in sé potenziali ma anche alti rischi. L’investitore, nel momento in cui si accorge di dover prendere una decisione circa il recupero del credito fiscale generato da operazioni chiuse in perdita nel 2015, potrà scegliere di agire in due differenti modi entro la fine del 2019. Una prima strada è quella di vendere dei titoli presenti nel proprio portafoglio di investimento che risultano essere in guadagno. Una seconda via, invece, prevede che l’investitore acquisti strumenti creati appositamente per il recupero delle minusvalenze come possono essere, per esempio, i certificates emessi con questo scopo. Questi strumenti finanziari sono gli unici a generare esclusivamente redditi diversi sotto forma di stacco di cedole o coupon e di guadagni in conto capitale rivelandosi tra i più efficaci dal punto di vista fiscale.

Calcolo compensazione minusvalenza per 730

Sulla base di quanto accertato in relazione al significato del termine “minusvalenza” si evince che avere un portafoglio ben diversificato è fondamentale per la compensazione. Se si possedessero solamente ETF o fondi comuni non si riuscirebbero a recuperare minusvalenze pregresse e si pagherebbero le tasse per ogni guadagno. Un esempio per spiegare meglio la situazione pone da un lato il guadagno su un fondo comune (reddito di capitale) per il quale si pagherà l’aliquota al 26% – poniamo 2.000,00 euro di capital gain con una tassazione di 520,00 euro – e dall’altro il capital gain generato dall’Etc Physical Gold (reddito diverso) per cui si compenserà la minusvalenza pregressa pagando le tasse su una cifra minore.

Procediamo con un altro esempio di calcolo pratico. Un’azione acquistata a 2.300,00 euro viene rivenduta a 2.000,00 euro con una minusvalenza di 300,00 euro. In seguito, un’altra azione pagata 2.500,00 euro viene venduta a 3.000,00 euro ottenendo una plusvalenza di 500,00 euro. Sottraendo al profitto (500,00 euro) la perdita (300,00 euro) si conoscerà la cifra (200,00 euro) a cui applicare l’aliquota al 26%. Ricordiamo che la compensazione potrà avvenire solamente se la minusvalenza è stata generata prima della plusvalenza.

Le compensazioni realizzate dovranno essere dichiarate nel modello 730 della Dichiarazione dei redditi. Come tutti sanno, il modello 730 deve essere compilato dai contribuenti che hanno percepita durante il corso dell’anno precedente alla dichiarazione redditi di lavoro dipendente o redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, redditi di terreni e fabbricati, redditi di capitale, redditi di lavoro autonomo per cui non è richiesta la partita IVA, redditi diversi e alcuni redditi assoggettabili a tassazione separata. Per quanto riguarda i redditi soggetti a tassazione separata, le plusvalenze e le minusvalenze devono essere necessariamente dichiarati esclusivamente attraverso il Modello Redditi PF ma, in presenza di determinate condizioni, è possibile dichiararli anche tramite la compilazione del modello 730. Nello specifico, il quadro RT del modello dei redditi PF 2019 relativo al 2018 dovrà essere trasmesso qualora il contribuente abbia realizzato minusvalenze derivanti da partecipazioni qualificate e/o non qualificate e perdite riguardanti rapporti da cui si potrebbero ottenere redditi differenti da riportare negli anni successivi.

E’ inutile, dunque, indicare le minusvalenze nel modello 730 soprattutto se in Banca è stato attivato il regime di “risparmio amministrato”, (scelta più diffusa). Il quadro RT del modello unico è la sezione dedicata alle minusvalenze che dovrà essere unita al 730 dal contribuente che desidera riportare la minusvalenza nelle dichiarazione dei redditi degli anni successivi.

Prima di procedere con qualsiasi decisione e compilazione di moduli, però, occorre valutare attentamente il reale vantaggio del tentativo di recupero delle minusvalenze. Come detto in precedenza, ogni investimento nasconde un rischio più o meno importante, perciò, cercare di recuperare una perdita procedendo con una ulteriore dispersione di capitale potrebbe non essere la soluzione più idonea soprattutto se l’investitore è mosso dalla forte volontà di agire per recuperare la perdita e lascia da parte una razionalità nelle scelte determinante nel mondo finanziario. Il credito d’imposta derivato dalle minusvalenze, dunque, è un obiettivo importante ma non deve rivelarsi l’unico scopo degli investimenti. Lo studio dei mercati, degli andamenti e delle reali possibilità di guadagno devono essere sempre nell’ottica degli investitori e solo in un secondo momento ci si potrà soffermare sulla compensazione di una minusvalenza. Una strategia molto utilizzata dagli investitori è quella di vendere a fine anno le azioni in utile per recuperare le minusvalenze per poi procedere con l’acquisto delle stesse azioni l’anno successivo qualora si considerassero ancora un ottimo investimento da realizzare.