Certificato di Malattia INPS 2020: 1 giorno o 3 giorni, telematico, cartaceo, retroattivo in ritardo, entro quando?

Il certificato di malattia dell’INPS è un certificato che il lavoratore dipendente deve inviare al datore del lavoro nel momento in cui è malato o deve sottoporsi a visite mediche o controlli specialistici.

Il certificato deve essere rilasciato dal medico curante e deve attestare la presenza di una malattia oppure l’impossibilità di recarsi presso il luogo di lavoro a causa di esigenze mediche. Il documento in questione ha subito vari cambiamenti nel corso degli anni. La modifica più importante è legata alla modalità di presentazione del certificato stesso che attualmente è per via telematica. Il medico, dopo aver appurato le condizioni del lavoratore tramite una visita, dovrà redigere il certificato e poi trasmetterlo telematicamente all’INPS entro il giorno successivo. Cosa succede se passano più giorni di assenza dal lavoro prima dell’invio del certificato medico? Non esiste proprio più la possibilità di compilazione del documento cartaceo che attesti la malattia? Inoltre, la retroattività è valida per i certificati di malattia in ritardo? Risponderemo a queste ed altre domande per avere un quadro generale chiaro e completo sul certificato di malattia da inviare all’INPS nel corso del 2020.

Certificato di malattia INPS 2020: telematico o cartaceo?

Può capitare che un dipendente pubblico o privato si ammali con la conseguenza di non potersi recare sul luogo di lavoro. In questo caso la malattia andrà accertata dal medico curante e comunicata al datore di lavoro attraverso un documento che si chiama certificato di malattia. Allo stesso modo, il lavoratore dovrà informare il datore se una visita medica o di controllo impedisca di lavorare per uno o più giorni. La comunicazione dell’assenza per malattia viene data attraverso l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale che, per il periodo di astensione dal lavoro, pagherà l’indennità di malattia. In linea generale, l’invio del certificato medico nel 2020 dovrà essere inviato all’INPS in modalità telematica ma esistono alcuni casi in cui è valido ancora il certificato cartaceo.

Ottenere il certificato di malattia è molto semplice. Il lavoratore dovrà recarsi dal proprio medico curante, sottoporsi ad una visita e lasciare che il dottore attesti l’impossibilità di recarsi sul luogo di lavoro per motivi di salute. A questo punto, sarà il medico stesso a compilare il certificato in questione e spedirlo all’INPS attraverso il computer. Ecco che nel 2020 parliamo di certificato telematico che dovrà contenere la motivazione della richiesta e la diagnosi effettuata durante la visita. Una seconda parte costituisce il certificato medico telematico ed è quella che verrà inviata al datore di lavoro. In questo caso, per motivi di privacy non verrà espressa la diagnosi ma verrà comunicato solamente il numero dei giorni di malattia previsti. Il lavoratore potrà consultare online tramite il sito dell’INPS il proprio certificato di malattia ma, allo stesso tempo, potrà richiedere al medico il rilascio di una copia cartacea del documento in cui si potrà visualizzare il numero di protocollo ed inviarlo al datore di lavoro o all’ufficio del personale attraverso una e-mail oppure per sms.

I medici, dunque, hanno l’obbligo di inviare il certificato telematicamente all’INPS. Come accennato in precedenza, però, esistono ancora dei casi in cui è possibile procedere con la consegna dei certificati di malattia cartacei. Parliamo di problemi di natura tecnica del server o del computer che rendono impossibile l’invio del certificato oppure di problemi legati alla struttura ospedaliera in cui si è recati per una visita che non è organizzata per l’invio online della documentazione. Un altro caso in cui è ammesso il certificato cartaceo di malattia riguarda la redazione dello stesso da parte di un medico privato. Non solo il medico di famiglia, infatti, può compilare un certificato medico ma un qualsiasi professionista che abbia visitato il paziente. La procedura di invio all’INPS, in questo caso, spetterà al lavoratore seguendo precise istruzioni. Nello specifico, si dovrà contattare il call center dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale al numero 803 164 se la chiamata viene effettuata da rete fissa o al numero 06 164 164 per chiamate da cellulare ed informare l’operatore della presenza di un certificato di malattia cartaceo e della necessità di spedirlo all’INPS. Il lavoratore malato potrà chiedere qual è l’ente di propria competenza ed ottenere così l’indirizzo completo della sede a cui inviare il certificato per posta, entro 24 ore, attraverso una raccomandata, meglio se con ricevuta di ritorno.

Tempi rilascio certificato di malattia per 1 o 3 giorni di assenza: entro quando?

Il medico, dopo aver accertato la malattia del lavoratore, ha l’obbligo di inviare il certificato di malattia all’INPS entro 24 ore. Qualora il medico sbagli a redigere il certificato occorrerà provvedere immediatamente a correggere lo sbaglio dato che l’INPS non considera l’assenza del lavoratore come giustificata in caso di certificato errato. Lo sbaglio dovrà essere corretto entro 24 ore se sono trascorse meno di 24 ore dall’emissione del certificato mentre se sono trascorse più di 24 ore il certificato non sarà più correggibile.

Una volta che l’INPS riceverà il certificato dovrà iniziare a pagare i giorni di malattia al lavoratore. L’indennità di malattia che il lavoratore malato percepirà durante l’assenza dal posto di lavoro sarà ridotta rispetto allo stipendio effettivo che si percepirebbe in caso di non malattia. A questo punto occorre approfondire la responsabilità del pagamento del lavoratore. Nel caso dei lavoratori dipendenti privati, nei primi tre giorni di malattia, chiamati periodo di cadenza, è il datore di lavoro a farsi carico della retribuzione del dipendente secondo quanto stabilito dal contratto collettivo nazionale del settore di riferimento. Per la malattia di 1 giorno, dunque, fino a 3 giorni (parliamo dunque di malattia non grave) il datore di lavoro paga l’indennità e non l’INPS. Anche se la malattia dura pochi giorni, il lavoratore deve soddisfare alcuni obblighi previsti dalla Legge. Pur trattandosi di un episodio sporadico di febbre dalla durata di 1 giorno, il medico andrà contattato per procedere con la visita e la compilazione del certificato di malattia con la conseguenza che il lavoratore malato dovrà rispettare gli orari di reperibilità durante i quali sarà tenuto a trovarsi nel domicilio indicato per consentire una eventuale visita fiscale da parte del medico dell’INPS. Inoltre, il lavoratore è obbligato a comunicare tempestivamente eventuali cambiamenti nel decorso della malattia soprattutto se si necessitano di più giorni per ritornare in salute così come si dovrà comunicare un cambiamento del domicilio.

Riassumendo, la visita fiscale potrà avvenire anche in caso di assenza dal luogo di lavoro per malattia di 1 giorno e fino a 3 giorni sarà il datore di lavoro a pagare l’indennità al lavoratore privato malato. La pena in caso di mancata soddisfazione degli obblighi è pecuniaria. Parliamo della decurtazione del 100% dalla retribuzione prevista. Ecco perché è altamente consigliabile rimanere in casa durante il periodo di malattia e nelle fasce orarie della possibile visita fiscale (che variano da dipendenti pubblici a privati). Questo discorso vale soprattutto qualora il giorno di malattia sia successivo ad una festività o ad un weekend non lavorativo dato che i controlli si fanno più intensi per controllare che il lavoratore non abbia approfittato dei giorni di malattia per allungare il weekend. Se tutto dovesse risultare in regola, il pagamento dell’indennità seguirà il corso previsto dal contratto di lavoro del settore di appartenenza. Solitamente il datore di lavoro per i primi 3 giorni di malattia pagherà al lavoratore il 100% della retribuzione. Tutto questo discorso vale per le prime due malattie che sono insorte in un anno solare. Le ricadute, invece, prevedono una retribuzione del 66% per 3 giorni di malattia che scendono al 50% in caso di quinta malattia in un anno.

Nel caso dei lavoratori pubblici, invece, è sempre l’INPS a pagare l’indennità anche per assenze per malattie di 1 giorno soltanto nella misura dell’80% della retribuzione (con il limite di 180 giorni).

Certificato di malattia retroattivo in ritardo, come agire

La Legge tutela la salute del lavoratore ma, dal canto suo, il lavoratore non può creare un danno al datore di lavoro con un’assenza ingiustificata. Per questo motivo è necessario che il lavoratore malato invii il certificato di malattia all’INPS in un breve arco temporale, quello delle 24 ore. Qualora questa tempistica non venga rispettata si incorrerebbe in sanzioni pecuniarie ma è possibile considerare altre ipotesi legate ad un ritardo nella comunicazione della malattia. L’introduzione dell’invio telematico del certificato ha facilitato la velocità di invio del documento, fatto che è fondamentale perché secondo la Legge la malattia del lavoratore inizia nel momento in cui il medico rilascia il certificato stesso. Se il dipendente e il medico non sono puntuali ne consegue che i giorni di assenza dal luogo di lavoro non sono giustificati né dall’INPS né dal datore di lavoro. Il medico, infatti, non può retrodatare il certificato telematico o cartaceo di malattia a meno che la compilazione non avvenga dopo una visita domiciliare e potrebbe, comunque, avere una retroattività di un solo giorno.

Allo stesso modo, il medico non può compilare un certificato medico retroattivo in ritardo nel caso in cui la malattia si prolunghi. Poniamo il caso, per esempio, di un certificato che copre i giorni di assenza fino al venerdì ma durante il sabato e la domenica ancora non si è guariti. Sapendo dell’impossibilità di recarsi a lavoro il lunedì, il lavoratore dovrà recarsi presso la guardia medica e farsi fare un certificato di malattia per gli ulteriori giorni di assenza.