Calcolo ratei e risconti attivi e passivi: teoria ed esempio pratico

Come si contabilizzano i ratei e i risconti? Siamo nel campo della ragioneria e, più precisamente, all’interno del principio di competenza economica dove costi e ricavi necessitano di una contabilizzazione nel momento in cui vengono a maturare, indipendentemente dall’effettiva manifestazione finanziaria degli stessi. Il calcolo è legato al regime contabile ordinario, regime obbligatorio per le società di capitali e le imprese che oltrepassano determinati limiti di fatturato annuo. Da questa obbligatorietà nasce l’esigenza di approfondimento del calcolo dei ratei e dei risconti, attivi e passivi. Ma cosa indicano questi termini su cui oggi ci soffermeremo?

I ratei corrispondono alle quote di entrate o uscite future che mostrano ricavi o costi che sono già stati maturati ma non rilevati dato che la manifestazione finanziaria si potrà verificare solamente in esercizi futuri. I risconti, invece, corrispondono alle quote di costo e ricavo che non sono ancora state maturate e che, al contempo, hanno già avuto una manifestazione finanziaria. Stiamo per scoprire come si calcolano entrambi, da un punto di vista teorico e da un punto di vista pratico, con esempi specifici.

Calcolo ratei attivi e passivi: dalla teoria alla pratica

L’articolo 2424 bis comma 5 del Codice Civile dispone che i ratei, quote di entrata o uscita future che misura costi e ricavi non rilevati ma maturati, si suddividono in attivi e passivi. Il rateo attivo è il credito in corso di maturazione che sorge a fronte di ricavi che pur appartenendo ad un esercizio appena trascorso non sono stati rilevati nella contabilità in data 31 dicembre dato che non si sono manifestati finanziariamente. Il rateo passivo rappresenta, invece, il debito in corso di maturazione, non rilevato perché non manifestatosi. Per il calcolo, dunque, occorre sapere che i ratei attivi e passivi sono rappresentati da quote di ricavi di competenza dell’esercizio ma che si possono esigere in esercizi futuri, quote comuni a più esercizi e la cui entità varia col tempo. Le imprese che devono procedere con il calcolo, poi, devono tener conto dell’esposizione dei criteri di valutazione espressi nell’articolo 2427 comma 1 del Codice Civile, dell’illustrazione delle variazioni intervenute nell’esercizio e della composizione delle singole voci se l’ammontare è di elevata entità. Parlare solo di teoria non aiuta nella comprensione dei ratei attivi e passivi. Occorre effettuare esempi pratici che consentano di comprendere il meccanismo di funzionamento.

Iniziamo dagli interessi attivi bancari accumulati in un conto corrente e pari a 150,00 euro, con competenza nel quarto trimestre 2020. Questi interessi saranno accreditati nel gennaio 2020 ma per contabilizzare la voce occorrerà tenere presente che parliamo di un ricavo di competenza relativo al 2020 e si dovrà usare il rateo attivo per attribuire il corretto l’importo. Quindi, in data 31 dicembre, in partita doppia si potrà leggere la scrittura “ratei attivi 150 a interessi attivi su c/c bancario 150”.

Un altro esempio riporta un canone semestrale di 6 mila euro che entra per un immobile di proprietà affittato. I pagamenti avvengono a febbraio e ad agosto. Ciò significa che il canone di febbraio includerà i ricavi di quattro mesi di competenza dell’anno precedente e due mesi dello stesso anno. Eseguendo un rateo attivo verranno imputati al primo anno i ricavi per 4 mesi e al secondo i ricavi dei due mesi anche se la manifestazione finanziaria si avrà nel secondo esercizio. Il calcolo del rateo attivo si potrà ottenere con una proporzione, 6.000 : 6 = x : 4 imputando 4 mila euro al primo esercizio e 2 mila al secondo.

Un esempio pratico di rateo passivo, invece, ci porta a considerare la situazione opposta a quella descritta, ossia il pagamento di un affitto. Poniamo il caso che un’impresa debba affittare un capannone il 15 ottobre e pagare semestralmente 12 mila euro. La prima scadenza sarà il 15 aprile dell’anno successivo ma il rateo considerato sarà fino al 31 dicembre del primo anno. L’impresa sosterrà un costo che rappresenterà un’uscita nel differente nel primo e nel secondo esercizio, di conseguenza sarà necessario stabilire la parte di costo di competenza dell’esercizio con termine il 31 dicembre (all’interno delle scritture di integrazione). Per eseguire il calcolo la proporzione definita sarà “il canone sta al rateo come i giorni che compongono il semestre stanno ai giorni decorsi dal 15 ottobre al 15 dicembre”. Trascrivendo l’esempio riportato in numeri si avrà 12.000 : x = 181 : 76. Quindi, x (il rateo passivo) sarà uguale al prodotto di 12.000 per 76 diviso 181 e cioè 5.039 euro. 

Come si calcolano i risconti: esempi pratici numerici

I risconti, così come i ratei, si diversificano in risconti attivi e passivi. Il risconto attivo riguarda le quote di costi che si sono manifestate finanziariamente durante l’esercizio in chiusura o negli esercizi precedenti ma che sono di competenza di esercizi successivi. Allo stesso modo, i risconti passivi corrispondono alle quote di proventi già manifestate nell’esercizio in chiusura o comunque precedente ma di competenza in uno o più esercizi successivi. La quantificazione avviene in proporzione alla durata del fatti oppure in relazione allo svolgimento del fatto. Così come per i ratei, quindi, il codice civile stabilisce che i risconti attivi e passivi vengono rappresentati da ricavi o costi sostenuti entro la fine dell’esercizio ma di competenza dell’anno seguente, comuni a due o più esercizi e la cui entità varia a seconda del tempo.

Per chiarire con un esempio pratico il calcolo dei risconti possiamo appoggiarsi all’esempio dell’impresa che paga l’affitto semestrale di 12 mila euro per cui abbiamo calcolato un rateo passivo di 5.039 euro. L’impresa paga e registra in banca l’affitto dell’intero semestre ma abbiamo visto come i costi sostenuti non appartengano tutti allo stesso periodo. Parte del costo sostenuto, dunque, non è di competenza del periodo e non deve concorrere alla formazione del reddito nell’esercizio perché la parte in questione sarà di competenza dell’esercizio futuro. Qual è la parte di risconto che andrà attribuita all’esercizio successivo inserendola nelle scritture di rettifica al 31 dicembre? Per procedere con il calcolo occorrerà si utilizzerà la proporzione per la quale il “fitto semestrale sta al risconto come i giorni che compongono il semestre stanno ai giorni non decorsi dal 1° gennaio al 15 aprile”. Di conseguenza, la proporzione in numeri sarà 12.000 : x = 181 : 105 con x (il risconto) che risulterà pari al prodotto di 12.000 per 105, diviso per 181, cioè 6.961. Ricordiamo che i calcoli devono essere approssimati per difetto se il decimale è inferiore a 5 e per eccesso se il decimale è superiore a 5. Quello ottenuto è un risconto attivo dato che al termine dell’esercizio si ha la necessità di sospendere una parte di costo e rinviarlo all’esercizio successivo.

Diverso sarà il calcolo per il risconto passivo. Ipotizziamo che un’impresa il 1° dicembre abbia erogato un prestito di 10 mila euro con tasso di interessi al 4% (da pagare in anticipo trimestralmente) da restituire dopo 24 mesi. L’interesse trimestrale si calcola iniziando dal trovare il 4% di 10 mila e dividendo il risultato per 4 trimestri (400 : 4) ottenendo così 100. In maniera contabile, dunque, l’impresa può determinare il ricavo conseguito e movimentare il conto cassa come contropartita. Solo una parte dell’interesse dell’intero trimestre, però, è di competenza del periodo dato che la parte restante sarà di competenza del periodo successivo. Ecco, quindi, che occorrerà calcolare il risconto seguendo la proporzione “l’interesse trimestrale sta al risconto come i giorni che compongono il trimestre stanno ai giorni non decorsi”. L’impresa imposterà la proporzione scrivendo 100 : x = 90 : 59 per cui il risconto risulterà pari al prodotto di 100 e 59 diviso 90, cioè 65. Tale risconto sarà passivo perché alla fine dell’esercizio l’impresa dovrà sospendere una parte di ricavo per rinviarla, poi, all’esercizio successivo. Gli interessi attivi concorrenti alla formazione del reddito nell’esercizio in essere si calcolano sottraendo a 100 il risconto passivo risultando essere, così, 35. Nel nuovo anno l’impresa rileverà 65 euro di interessi attivi di competenza di quell’esercizio ma senza manifestazione finanziaria dato che è avvenuta nel periodo precedente.

Occorre essere a conoscenza del fatto che è possibile effettuare il calcolo di ratei e risconti, attivi e passivi, utilizzando il programma di lavoro Excel. La creazione di un apposito modello permetterà, infatti, di ottenere un riscontro sulla presenza di un rateo o di un risconto e della loro natura (attivo o passivo) dopo l’inserimento di pochi dati. Ovviamente si potrà, poi, calcolarne l’importo da contabilizzare in partita doppia dopo la registrazione delle scritture di assestamento e di rettifica al termine dell’anno in corso. Il modello comporterà l’utilizzo nella cella B3 dell’elenco a discesa con l’indicazione di una manifestazione finanziaria anticipata o posticipata e della cella B4 con l’indicazione di costo o ricavo per la capire se si è in presenza di un rateo o di un risconto. Nella cella B6, invece, si dovrà indicare l’importo o la formula per determinarlo, importo che dovrà essere frazionato tra i due esercizi contabili per far comparire, poi, nella cella B11 l’importo del rateo o del risconto da contabilizzare. Un esempio pratico aiuterà a svolgere questa operazione piuttosto complessa se non si conosce adeguatamente Excel. Se l’azienda paga un canone di affitto annuale pari a 18 mila euro attraverso due rate semestrali anticipate ad ottobre e ad aprile, si dovrà inserire nella cella B3 “Anticipata”, nella cella B4 “Costo” e nella cella B6 “9.000” (18.000/2). Nella cella B7, poi, andrà inserita la data del 1° ottobre 2020 mentre la cella B8 ospiterà la data del 31 dicembre 2020 e la cella B9 la data del 31 marzo 2020, scadenza semestrale del pagamento dell’affitto.